Una lettera da leggere con attenzione, e che merita una cornice precisa. Le parole di Lucia Annunziata sono nette, dirette, quasi brutali.

Nel testo l'europarlamentare del Pd, ex direttrice del Tg3 e presidente della Rai, forte di 240.000 preferenze alle ultime europee, annuncia al suo partito di essere pronta a lasciare la delegazione in Europa. Non il Parlamento europeo, ma la delegazione del Pd.

Le ragioni? Annunziata le mette nero su bianco. Dice di sentirsi esclusa dalla vita del partito, di pagare le quote sia in Europa sia sul territorio, ma di vedersi aprire i suoi lavori dopo mesi.

Se il mio lavoro non serve, posso benissimo lasciare la delegazione in Europa.

Un atto politico che manda un segnale preciso. Annunziata ricorda di essersi occupata di dossier delicatissimi, come quelli che riguardano la Cina, in una fase in cui la delegazione spagnola si muove cercando compromessi con i popolari e quella italiana sembra, parole sue, disinteressata.

La critica è diretta: il partito la usa come indipendente e poi la esclude di fatto.

E qui Annunziata affonda il colpo. Richiama la storia del Pci e del Pd, la figura dell'indipendente che Enrico Berlinguer aveva valorizzato, la differenza tra chi porta una cultura e un'analisi e chi invece è un puro tecnico.

Il Pd alle ultime europee aveva puntato su candidature di rilievo: Marco Tarquinio, Cecilia Strada, appunto Annunziata. Una strategia che ha contribuito al risultato del 24%, ma che oggi sembra mostrare crepe.

Annunziata sta quindi considerando di lasciare il Pd. Se lo facesse sarebbe la quinta donna a farlo in meno di due anni, dopo Annamaria Furlan (marzo 2025, Italia Viva), Elisabetta Gualmini (febbraio 2026, Azione), Marianna Madia (maggio 2026, Italia Viva) e Pina Picierno (giugno 2026, Partito Democratico Europeo).

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