È stato raggiunto un accordo commerciale tra Unione Europea e Cina sul commercio dei veicoli ibridi. Lo ha dichiarato il ministero del Commercio cinese, a seguito di un incontro svoltosi a Pechino con il commissario europeo Maros Šefčovič. Il comunicato cinese non fornisce dettagli specifici, ma sottolinea che “le due parti hanno raggiunto un accordo sul commercio dei veicoli ibridi, conforme alle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio”.

Il punto di partenza è buono: le due parti si sono impegnate a trovare un punto di caduta sul problema del deficit commerciale – di fatto la Cina vende in Europa a prezzi troppo bassi – e sul tema delle terre rare. “Cina e Unione europea hanno concordato di rafforzare i colloqui commerciali”, si legge in una nota congiunta diffusa al termine del dialogo ad alto livello sui temi economici. “Le due parti hanno ribadito la necessità di rafforzare il dialogo sui controlli alle esportazioni”, ha aggiunto il comunicato, sottolineando che Pechino si è impegnata ad agevolare l’esportazione di terre rare verso il Vecchio Continente.

Questa intesa, però, non soddisfa tutti. Qualcuno chiede maggior risolutezza: alcuni membri dell’UE vorrebbero un approccio più deciso. Francia e Germania hanno inviato una lettera congiunta chiedendo l’introduzione urgente di uno strumento di risposta rapida, che consenta all’UE di applicare sanzioni e barriere tariffarie in modo tempestivo senza dover aspettare i lunghi iter burocratici delle indagini antidumping e anti-sovvenzioni.

In questo contesto, ha fatto notizia la convergenza tra Francia e Germania. Tradizionalmente Parigi è sostenitrice del protezionismo, mentre Berlino, preoccupata dalla crisi dell’industria automobilistica, ha deciso di fare fronte comune con i francesi per proteggere l’industria automobilistica continentale. Come si dice in questi casi, una rondine non fa primavera, ma bisogna costruire su questa prima pietra.

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