Il 16 ottobre l’Italia s’è svegliata a secco. I blocchi stradali attorno alla raffineria Eni di Taranto sono stati rimossi, ma le stazioni di servizio restano prive di carburante, i servizi di trasporto pubblico e nettezza urbana procedono a razionamenti, i manifestanti hanno lasciato il posto alle forze dell’ordine e le lunghe code ai distributori si sono dissolte, lasciando però i benzinai senza una goccia di carburante.

La miccia s’è accesa proprio in Puglia, dove i lavoratori dell’acciaieria avevano bloccato gli accessi alla raffineria Eni di Taranto. La protesta, scaturita dall’ennesima fumata nera al tavolo di crisi sull’ex Ilva, si è rapidamente estesa al resto del Mezzogiorno, amplificata da autotrasportatori e agricoltori in Calabria, Basilicata e Sicilia, già alle prese con i rincari energetici e le tensioni geopolitiche. La situazione si è fatta rapidamente esplosiva, tanto che la stessa Eni ha dovuto interrompere le operazioni di carico, mentre il prezzo del gasolio è schizzato di oltre 50 centesimi al litro. Le tensioni si sono propagate a macchia d’olio, dai supermercati con gli scaffali vuoti ai servizi pubblici locali, con le incertezze sul futuro dello stabilimento che hanno alimentato il caos.

La situazione è particolarmente critica in Puglia, dove 150 dei 270 impianti a marchio risultano ancora senza carburante, nonostante la riapertura della raffineria. A Foggia, autotrasportatori e ovicoltori si sono uniti nella protesta; in Basilicata e Calabria i rifornimenti sono paralizzati e molti distributori sono ancora a secco, con i supermercati che iniziano a mostrare i primi scaffali vuoti. Presidi di mezzi pesanti e trattori continuano a bloccare snodi strategici come il casello A14 di Poggio Imperiale e la statale 106 jonica, mentre in Sicilia i camion restano fermi fino al 20 ottobre, con la filiera agroalimentare in ginocchio e il rischio di un’ulteriore escalation che potrebbe estendersi al resto d’Italia.

Tuttavia, la legislazione italiana non riconosce il blocco stradale come forma legittima di protesta. L’occupazione della carreggiata e l’impedimento del transito costituiscono un illecito penale, indipendentemente dalla causa sottostante. Anche l’interruzione di servizi pubblici essenziali o la distribuzione di beni primari è sanzionabile, a prescindere dalla motivazione. Il reato di blocco stradale ci sarebbe, ma nessuno intende perseguirlo.

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