La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito una confisca di beni per un valore complessivo di circa cinque milioni di euro nei confronti dell’imprenditore Augusto Izzo, originario di Mercato San Severino, ritenuto vicino al clan camorristico Desiderio, operante nella Valle dell’Irno e nei comuni di Mercato San Severino e Roccapiemonte, in provincia di Salerno.
Il provvedimento, emesso dalla Sezione Riesame e Misure di Prevenzione del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura salernitana, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dalla Dia, che ha portato alla ricostruzione del profilo di pericolosità sociale dell’imprenditore e all’accertamento della sproporzione tra il patrimonio a lui riconducibile e la sua posizione reddituale.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Izzo avrebbe intrattenuto rapporti con esponenti del clan Desiderio, organizzazione criminale attiva nel traffico di stupefacenti, nella riscossione di crediti, nelle estorsioni e nel controllo del mercato ortofrutticolo della Valle dell’Irno. Le risultanze investigative, corroborate da dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, hanno evidenziato un quadro di frequentazioni con soggetti vicini alla criminalità organizzata e di un tenore di vita non giustificato dai redditi leciti dichiarati.
La misura di prevenzione si fonda anche sulle risultanze di un procedimento penale per reati fallimentari nel quale Izzo è imputato. Nel corso delle indagini, infatti, gli investigatori hanno accertato una significativa sproporzione tra il patrimonio e i redditi ufficiali dell’imprenditore, elemento ritenuto decisivo ai fini dell’applicazione della misura patrimoniale.
I beni confiscati comprendono un opificio, tre compendi aziendali operanti nel settore degli allestimenti e del noleggio per fiere ed eventi, una ditta individuale attiva nella ristorazione, quote di un fondo pensione, buoni postali, due auto di lusso e una barca. Il valore complessivo del patrimonio sottratto alla disponibilità dell’imprenditore ammonta a circa cinque milioni di euro.
La confisca costituisce uno degli strumenti previsti dall’ordinamento italiano per colpire gli asset economici riconducibili a soggetti ritenuti socialmente pericolosi, anche in assenza di una condanna definitiva per associazione mafiosa. In questo caso, il Tribunale ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’applicazione della misura sulla base del quadro indiziario emerso dalle attività investigative della Dia.
La notizia è stata riportata da ANSA che ha riferito i dettagli dell’operazione.