Tamoil si unisce all'appello del governo italiano per calmierare i prezzi del carburante. Lo ha annunciato Palazzo Chigi, spiegando che l'adesione di Tamoil al price cap è stata conclusa dopo interlocuzioni con il governo libico. L'iniziativa di price cap, già in vigore con altri operatori del settore, prevede 2.19 euro per il diesel e 1.99 euro per la benzina ed è valida fino al 31 ottobre 2026. Per chi si reca nei distributori di carburante vicino a grandi centri commerciali, i prezzi sono inferiori rispetto al price cap.


Tamoil, azienda energetica controllata dalla Libyan Foreign Bank, ha oltre 1.500 punti vendita in Italia, coprendo più dell'8% del mercato. L'adesione al price cap si affianca a quella di altri grandi marchi già coinvolti, tra cui Eni, IP e Q8, gestita da Kuwait Petroleum Italia. Nel panorama italiano, Q8 conta 2.900 stazioni, IP 4.500 ed Eni oltre 15.000.

L'iniziativa del governo italiano mira a contenere i costi di benzina e gasolio per gli automobilisti italiani, in un momento in cui i prezzi dei carburanti sono tornati al centro del dibattito pubblico.

La Cisl, attraverso la segretaria confederale Daniela Fumarola, ha espresso preoccupazione per l'aumento dell'inflazione dovuto alla situazione geopolitica e alla crisi energetica. Fumarola ha dichiarato che, pur condividendo gli interventi emergenziali del governo, è necessario adottare misure più durature per affrontare l'emergenza e garantire potere d'acquisto a lavoratori e pensionati. Ha inoltre sottolineato l'importanza di evitare il rischio di desertificazione industriale, chiedendo un confronto con il governo per salvaguardare il sistema industriale e sostenere i settori in crisi.

Dal governo, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha difeso l’iniziativa, definendola un risultato apprezzabile nonostante le critiche politiche. Leo ha sottolineato che la misura ha permesso di abbassare il prezzo del carburante in un momento di forte aumento dei costi energetici.


Tuttavia, non mancano le critiche. La Cna Roma denuncia che gli autotrasportatori di Roma e del Lazio stanno sostenendo oltre 2.000 euro al mese in più di costi di rifornimento per ogni camion rispetto a gennaio 2026. Il presidente Roberto Orlandi ha affermato che, nonostante il price cap introdotto da Eni e Ip, la situazione è ormai fuori controllo. Secondo Cna, senza interventi immediati, il caro carburanti rischia di paralizzare il trasporto merci e compromettere le attività delle PMI.

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