Un sostegno che arriva senza domanda, costruito a partire da dati già disponibili e organizzato attraverso un sistema di selezione che punta a raggiungere le famiglie più numerose e con minori a carico. È questa l’architettura della Carta “Dedicata a Te”, la misura destinata all’acquisto di beni alimentari di prima necessità per il biennio 2026-2027, illustrata dall’INPS nel corso della presentazione che si è svolta presso la Sala Cavour del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste alla presenza del Ministro Francesco Lollobrigida.

Ad approfondire il ruolo svolto dall’Istituto è stato il Presidente INPS Gabriele Fava, intervenuto durante l’evento insieme al Direttore generale Valeria Vittimberga. La ricostruzione dell’intervento è stata pubblicata da INPS sul proprio profilo LinkedIn.

Secondo quanto illustrato, la particolarità della misura risiede nella sua impostazione procedurale: non viene richiesta alcuna domanda da parte del cittadino. Fava ha spiegato come l’INPS utilizzi dati già acquisiti per finalità amministrative e previdenziali, incrociando le informazioni disponibili e individuando i nuclei potenzialmente beneficiari.

«All’INPS tocca la parte che sa fare meglio, cioè leggere i dati», ha affermato il Presidente. «Ma non per costruire un altro database, bensì per riconoscere all’interno di quelli che già possiede le persone che hanno diritto al sostegno».

Il punto centrale è rappresentato dalla distinzione tra possesso di un ISEE entro 15mila euro e accesso effettivo al beneficio. Non tutti i nuclei rientranti in quella soglia riceveranno la Carta: l’ISEE costituisce una condizione necessaria ma non sufficiente, poiché la misura prevede una selezione graduata in base alla composizione familiare e, all’interno di ciascuna fascia, in base all’ISEE più basso.

«La selezione non è una scelta discrezionale», ha chiarito Fava. «È una procedura prevista dalla misura stessa, che stabilisce come formare gli elenchi in modo progressivo».

La priorità viene attribuita ai nuclei con almeno tre componenti e almeno un nato entro il 31 dicembre 2012. In seconda battuta sono considerati i nuclei con almeno tre componenti e almeno un nato entro il 31 dicembre 2008. Solo successivamente si passa agli altri nuclei di almeno tre persone. All’interno di ciascuna fascia, l’ordine è determinato dall’ISEE.

Il ruolo dell’INPS, in questo schema, è quello di snodo tra dati, amministrazioni locali e soggetto erogatore. L’Istituto elabora le informazioni e trasmette gli elenchi ai Comuni, che verificano la residenza e comunicano ai cittadini l’eventuale assegnazione della Carta o la ricarica per chi ne è già in possesso.

Nessuna istanza, dunque, né all’INPS né al Comune. «Per una famiglia che fatica, ricevere oggi una comunicazione invece di doverla sollecitare cambia radicalmente il rapporto con le istituzioni», ha osservato il Presidente.

Il concetto richiamato è quello della prossimità amministrativa: non un’amministrazione che attende la richiesta, ma un sistema che utilizza ciò che già conosce per intervenire prima. «Intendiamo la prossimità come un’amministrazione che usa ciò che già sa per arrivare prima della richiesta», ha sintetizzato Fava.

Sulla stessa linea l’intervento del Direttore generale Valeria Vittimberga, che ha richiamato il valore dell’infrastruttura istituzionale costruita negli anni. «È proprio questa proattività – un elenco costruito a monte, un beneficio che arriva senza bisogno di presentare domande – a rappresentare il modo in cui l’Istituto interpreta oggi il proprio ruolo». Vittimberga ha citato a titolo esemplificativo anche il bonus elettricità e il bonus elettrodomestici, oltre agli strumenti di inclusione come il SIISL e l’Assegno di inclusione, evidenziando come la stessa infrastruttura permetta di sostenere e mettere rapidamente a terra le politiche pubbliche.

L’ultimo passaggio riguarda la comunicazione ai cittadini. Saranno i Comuni a informare i beneficiari, che potranno ritirare la Carta presso Poste Italiane o ricevere la ricarica per chi ne è già titolare.

In sintesi, la misura non viene presentata come un semplice trasferimento economico, ma come un processo coordinato in cui l’INPS elabora i dati, i Comuni verificano e comunicano, e Poste Italiane rende disponibile lo strumento. «Dalla lettura dei dati alla consegna della Carta, passando per l’individuazione degli aventi diritto, è questo il percorso che rende concreta la misura», ha concluso Vittimberga.

Una filiera istituzionale che, nelle intenzioni dei vertici dell’INPS, punta a trasformare la disponibilità informativa in un meccanismo operativo capace di anticipare il bisogno. «Portare la protezione pubblica là dove serve», è stata la linea tracciata da Fava. Un’impostazione che, almeno nelle intenzioni dichiarate, segna un passaggio dalla logica della domanda a quella dell’individuazione preventiva del bisogno.

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