La Corte costituzionale ha rinviato alla Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) la questione relativa alle norme del Piemonte che subordinano l'accesso degli stranieri extra UE alle case popolari al possesso di un requisito lavorativo. Lo si apprende dall'ordinanza n. 175 del 22 ottobre 2026, nella quale la Corte ha disposto, ai sensi dell'art. 267 TFUE, il rinvio pregiudiziale alla CGUE.
La questione verte sull'interpretazione della direttiva 2011/98/UE, in particolare se essa richieda che la volontà dello Stato membro di derogare alla parità di trattamento rispetto ai cittadini dell'Unione sia espressa nel testo della disciplina attuativa o se possa essere desunta da documenti preparatori o da elementi esterni al testo normativo. La Corte ha ritenuto che la questione sia determinante per la decisione e non manifestamente irrilevante o infondata.
Con la stessa ordinanza, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo del giudizio di legittimità costituzionale connesso, introdotto dal Tribunale di Milano, in attesa della pronuncia della CGUE.
La vicenda nasce da un procedimento antidiscriminatorio promosso da ASGI, da un cittadino straniero e dalle organizzazioni sindacali CGIL Piemonte, SUNIA Torino e SICET Piemonte contro la Regione Piemonte e l'Agenzia territoriale per la casa del Piemonte centrale. I regolamenti regionali n. 9/R e n. 10/R del 2011, nel testo modificato nel 2024, limitano infatti l'ammissione in graduatoria per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) ai cittadini non dell'Unione europea che non svolgono attività lavorativa.
La legge del Piemonte, definita come "Case popolari agli italiani" in un articolo di La Repubblica del 23 ottobre 2026, è stata oggetto di attenzione da parte della CGUE, che ha avviato un esame per verificare se viola i principi di parità di trattamento previsti dall'ordinamento europeo.