Giuseppe Conte sta cercando di mettere in difficoltà Elly Schlein sul terreno delle politiche di riarmo e del sostegno militare all’Ucraina, tema su cui il centrosinistra fatica a trovare una posizione univoca. Ma il suo passato da presidente del Consiglio racconta una storia diversa: durante il suo mandato non solo non ha ridotto la spesa militare, ma ha votato a favore dell’invio di armi e munizioni all’Ucraina fino al 2022.

Quando è diventato presidente del Consiglio, nel giugno 2018, la spesa militare in rapporto al Pil era circa l’1,2 per cento. Alla fine del suo mandato, era salita all’1,58 per cento. In termini assoluti, la spesa è passata da 21,7 miliardi a 26,4 miliardi di euro, con un aumento di circa il 20 per cento in due anni e mezzo. Nell’anno e mezzo successivo, sotto Mario Draghi, la spesa è salita a poco meno di 30 miliardi di euro, ma il rapporto con il Pil è sceso all’1,50 per cento grazie alla ripresa economica dopo la pandemia.

Già nel settembre 2014, durante un vertice Nato, Matteo Renzi aveva assunto l’impegno di portare la spesa per la difesa al 2 per cento del Pil. Conte, durante il vertice Nato di Bruxelles, confermò quell’impegno e dichiarò di voler sostenere le richieste del presidente statunitense Donald Trump, che premeva affinché tutti i paesi membri della Nato rispettassero quel limite entro la fine del 2024.

In quell’occasione, Conte dichiarò: “Ho preso atto delle posizioni di molti cittadini comuni che mi hanno rappresentato che è una spesa in se stessa molto sproporzionata. Sono posizioni del tutto ragionevoli di cui io personalmente tengo gran conto e anzi mi farò latore del fatto che siano comprese anche dagli altri”. Nonostante queste parole, la spesa militare durante il suo governo è aumentata sensibilmente.

Nei giorni scorsi Conte ha rilanciato la sua posizione in occasione dell’assemblea del M5S a Nova, a Milano, il 20 settembre 2026, sostenendo che “non è più il momento di continuare ad alimentare questa guerra con un continuo invio di armi e munizioni”. Un’affermazione che contrasta con le scelte fatte dal suo stesso governo e dal Movimento 5 Stelle fino al 2022.

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