Irkutsk è una città di quasi seicentomila abitanti nel sud della Siberia, a circa duecento chilometri dal confine con la Mongolia. È anche un nodo di collegamento tra Russia e Cina: fino a sei voli al giorno la collegano a Pechino, Chengdu, Hangzhou, Xi’an e altre città cinesi, mentre la ferrovia Transiberiana la unisce a Ulan-Ude e Vladivostok. È da qui che, secondo il racconto ufficiale russo, il 7 ottobre è uscita una lavoratrice dell’Istituto anti-peste, morta poco dopo in circostanze ancora non chiarite.
La vicenda è tornata al centro del dibattito internazionale dopo che Donald Trump ha dichiarato che ci sarà “molto presto” una telefonata con Vladimir Putin per discutere della crisi. La posizione delle organizzazioni sanitarie resta prudente: i Cdc non vedono minacce per gli Stati Uniti, mentre l’Oms giudica basso il rischio per la popolazione, ma chiede informazioni “tempestive, complete e trasparenti” sulla causa della morte.
La comunicazione russa è stata contraddittoria: Rospotrebnadzor ha parlato di “polmonite di eziologia sconosciuta”, escludendo incidenti all’interno dell’istituto, mentre il leader della Buriazia ha parlato esplicitamente di peste. In questo quadro è interessante osservare anche la reazione della Cina, che finora non ha emesso avvisi sanitari né sconsigliato i viaggi verso la Russia.
Ciò che rende la situazione più rilevante è che Russia e Cina hanno simulato insieme un’epidemia di peste importata solo due mesi prima, ad agosto. Secondo i rapporti ufficiali, oltre trecento operatori cinesi, compresi membri del centro per il controllo delle malattie della People’s Liberation Army, hanno collaborato con le controparti russe per contenere la simulazione. Anche dopo l’annuncio del caso di Irkutsk, funzionari sanitari russi e cinesi si sono incontrati il 29 settembre, senza che il caso comparisse nel comunicato finale.
La Jamestown Foundation sostiene che Mosca e Pechino stanno costruendo un sistema di biosicurezza condiviso, che si sta espandendo verso la Bielorussia, l’Asia centrale e organizzazioni regionali come la Shanghai Cooperation Organization. Se questa tesi è corretta, la mancanza di azione visibile potrebbe avere diverse spiegazioni: Pechino potrebbe ritenere il rischio trascurabile, oppure la cooperazione potrebbe avvenire su canali riservati che non emergono nel dibattito pubblico, o ancora la solidarietà tra i due paesi potrebbe essere meno forte di quanto apparisse durante gli esercizi congiunti di agosto. In ogni caso, la situazione resta aperta e potrebbe evolvere rapidamente nei prossimi giorni.