In Italia c'è una notizia che il mondo politico probabilmente non aspettava: tra le toghe ha vinto la sinistra. Si è concluso lo spoglio del voto per eleggere venti membri togati, cioè magistrati di ruolo, del Consiglio superiore della magistratura, l'organo che governa la magistratura. Il primo dato è netto: le correnti progressiste della magistratura escono rafforzate. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, i rappresentanti di quell'area nel Consiglio passano da sette a undici, mentre quelli dell'area conservatrice scendono da sette a quattro. Il resto del Consiglio è composto da membri laici, scelti dal parlamento, la cui elezione è ancora in attesa di un accordo fra i partiti.

Per capire perché questo voto conta bisogna sapere cosa sono le correnti. Le correnti sono associazioni alle quali i magistrati aderiscono per orientamento culturale e politico. Nel tempo si sono strutturate come partiti interni all'ordine dei magistrati: organizzano liste, propongono candidati e convogliano voti. In Consiglio, spesso, si alleano o si scontrano per decidere trasferimenti e incarichi. Per questo, il voto dei magistrati non è mai solo un voto tecnico: è il termometro degli equilibri dentro la magistratura.

Il risultato di oggi, secondo Il Fatto Quotidiano, era stato pronosticato da alcuni esponenti del centrodestra anche prima del voto. La vittoria delle correnti di sinistra, in particolare Area e Magistratura Democratica (MD), era stata ritenuta molto probabile. L'esito arriva dopo una campagna referendaria promossa dal governo per una riforma della magistratura, bocciata dal voto popolare a marzo. Dentro Magistratura Indipendente (MI), la corrente di centrodestra, c'erano state tensioni per l'accondiscendenza verso il governo.

Secondo Il Fatto Quotidiano, l'ala moderata di MI si era scontrata con l'ala conservatrice, che aveva accusato il presidente dell'Associazione nazionale magistrati (ANM), appartenente a MI, di essere troppo vicino al governo. I dissidi erano stati risolti dall'allontanamento dei membri critici. Nei giorni precedenti al voto, alcuni magistrati avevano criticato la leadership della corrente. Il tutto è avvenuto sullo sfondo delle tensioni fra il governo di Giorgia Meloni e la procura di Roma, in particolare con il procuratore capo Francesco Lo Voi.

Fonti