Massimo D'Alema, figura politica di primo piano nella storia italiana, ex presidente del Consiglio, ha scritto un libro di memorie dal titolo "Eravamo comunisti", pubblicato da Feltrinelli. L'opera non è solo un'autobiografia, ma un tentativo di intrecciare memorie personali con le vicende collettive di una comunità politica che ha vissuto momenti intensi di lotte e cambiamenti sociali.
Il libro ha suscitato reazioni nel panorama politico e culturale italiano. Luciana Castellina, in un commento particolarmente sentito, ha dichiarato di non condividere il titolo scelto per l'opera: "Eravamo comunisti". Ha spiegato che il comune vissuto appartenente a quella stagione politica non può essere definito con un aggettivo così pretenzioso come "comunisti", considerando anche le diverse correnti e posizioni che si sono sviluppate nel tempo all'interno di quell'area politica.
Castellina ha sottolineato come il titolo scelto riduca la complessità di un percorso collettivo ricco di esperienze e sfumature diverse, molte delle quali si sono evolute in direzioni differenti rispetto alla definizione di "comunisti". Ha inoltre evidenziato che il libro di D'Alema si distingue da altre opere commemorative proprio per il suo approccio autocritico e per la capacità di raccontare le vicende politiche intrecciandole con le storie dei protagonisti, rendendo l'opera più vivace e interessante.
Il libro di D'Alema rappresenta un'occasione per riflettere su una stagione politica che ha visto la comunità dei giovani comunisti degli anni Settanta contribuire in modo significativo al cambiamento del paese, anche se in forme non sempre evidenti. La domanda che emerge alla fine del libro è: cosa resta di quel "paese nel paese"?
Tra le pagine del libro emerge un aneddoto particolarmente significativo che illumina il clima politico dell'epoca e il ruolo dei comunisti nella storia italiana. Nel 1984, durante un volo di ritorno da Mosca, dove si era tenuto il funerale del segretario del Partito Comunista Sovietico Yuri Andropov, il presidente Sandro Pertini aveva invitato a bordo dell'aereo presidenziale il ministro degli Esteri Giulio Andreotti e i comunisti Enrico Berlinguer, Paolo Bufalini e Massimo D'Alema.
Durante il volo, Pertini e Andreotti si erano sfidati a scopone, il gioco di carte noto per essere particolarmente impegnativo, in quanto richiede memoria e intuizione politica. D'Alema era stato scelto come partner di Andreotti, mentre Pertini aveva giocato in coppia con Bufalini. La partita si era conclusa con la vittoria della coppia Andreotti-D'Alema, provocando una reazione esuberante da parte del presidente Pertini, che aveva lanciato le carte sul tavolo.
Preziosi, cronista politica e inviata parlamentare, ha seguito le vicende della politica italiana e della sinistra dagli anni Novanta, raccontando per varie testate i protagonisti di quella stagione, tra cui D'Alema. Nel corso della sua carriera, ha assistito a momenti cruciali come il suo arrivo a Genova il 30 giugno 1960, durante la rivolta contro il congresso del MSI, un'esperienza che D'Alema stesso ha descritto come un momento di grande emozione e importanza storica, sottolineando il ruolo fondamentale dei fatti di Genova nella storia repubblicana.