Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5%, si presenta divisa alla vigilia dell’assemblea straordinaria del 29 ottobre, mentre il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, non ha ancora ottenuto il sostegno dei soci di peso. Come si legge su policymakermag.it, il Tesoro ha annunciato che non parteciperà al voto e Banco Bpm dovrebbe astenersi.

Il consiglio di Delfin, presieduto da Francesco Milleri e guidato da Romolo Bardin, si muoveva compatto ad aprile: “È stato un voto all’unanimità del board”, aveva dichiarato Milleri. Tuttavia, negli ultimi mesi, molti soci hanno spostato le proprie quote in holding personali, rendendo possibili decisioni autonome e dividendo le risorse.

Il 27 aprile sei soci su otto approvarono un piano da circa 10 miliardi per rilevare il 25% di Luca e Paola, con Claudio Del Vecchio e Rocco Basilico contrari. L’aumento della distribuzione dei dividendi fu approvato con sette voti, con il solo Basilico contrario.

A giugno il cda si divide: il 24 giugno il board discute una lettera di patronage per un finanziamento di circa 11 miliardi. Milleri e Mario Notari votano a favore, mentre Bardin, Aloyse May e Giovanni Giallombardo non sostengono la proposta. Si forma una nuova maggioranza che impone l’introduzione di commissari per l’audit, con cinque soci su otto a favore.

Il consenso sulle holding personali varia tra i soci: Basilico, Clemente e Leonardo Maria hanno chiesto di trattare la questione.

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