Il governo italiano ha annunciato un decreto-legge per affrontare la crisi dell'ex Ilva, promettendo tutele sociali e Cassa integrazione per i lavoratori coinvolti. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha assicurato che verranno garantiti i livelli essenziali di occupazione e la continuità produttiva, con l'obiettivo di una riconversione verso un acciaio green attraverso l'impianto Dri e i forni elettrici. La decisione arriva in risposta alle proteste dei sindacati e alla chiusura degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure da parte di Acciaierie d'Italia.

Il contesto della crisi

La vicenda si inserisce in un quadro complesso. Il 9 ottobre 2026 il tribunale di Taranto ha disposto la sospensione immediata di tutte le attività produttive dello stabilimento, in ottemperanza a un decreto della Corte d'Appello di Milano del 27 luglio 2026. La richiesta di sospensione dell'esecuzione, presentata da Invitalia e Acciaierie d'Italia, era stata rigettata il 5 ottobre.

Dopo la sospensione, gli impianti sono stati messi in modalità "hot stand-by", con riscaldo mantenuto fino al 24 ottobre. Il 25 ottobre è stato disposto lo spegnimento definitivo dell'area a caldo, con conseguente fermata di nastri e laminatoi.

Le reazioni istituzionali

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha auspicato un intervento rapido del governo e ha avvertito che l'attivazione della cassa integrazione aggraverebbe la situazione. Anche le istituzioni liguri hanno espresso preoccupazione: la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha definito "insostenibile" la serrata degli stabilimenti prevista entro il 15 novembre, mentre il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha denunciato una notizia grave per l'intera filiera dell'acciaio italiana.

La posizione dei sindacati

Il segretario generale Fiom-Cgil ha sottolineato che la chiusura dell'Ex Ilva è inaccettabile e che i lavoratori non devono pagare per errori non loro. Ha inoltre evidenziato l'importanza di garantire continuità occupazionale, produttiva e salariale.

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