I sindacati hanno annunciato uno sciopero di 24 ore per il 9 ottobre 2026 negli stabilimenti ex Ilva di Taranto, Genova e Novi Ligure, secondo quanto riporta ANSA. La decisione arriva dopo l'apertura della cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di Genova e Novi Ligure, annunciata da Acciaierie d'Italia dalla mezzanotte dell'8 ottobre.
La tensione è salita dopo la comunicazione dell'azienda, che ha avviato la procedura per gli impianti genovesi e novesi. I sindacati chiedono interventi immediati e strutturali per evitare conseguenze pesanti sull'occupazione e sull'attività produttiva.
La posizione del governo
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha dichiarato che il governo è determinato a produrre acciaio green, con un impianto Dri e forni elettrici, sottolineando che l'obiettivo resta invariato.
L'appello delle istituzioni locali
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, insieme ai sindaci di Novi Ligure, Rocchino Muliere, e di Genova, Silvia Salis, ha chiesto al governo e all'azienda di sospendere ogni decisione sulle chiusure e sulla cassa integrazione. Decaro ha espresso preoccupazione per l'attivazione della cassa integrazione dei lavoratori, che rischia di aggravare la tensione in una situazione già drammatica.
Salis ha definito insostenibile la prospettiva per lavoratori e territori, chiedendo una gestione condivisa della vicenda. Anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, hanno manifestato preoccupazione per il futuro dei lavoratori e degli stabilimenti.
La situazione a Novi Ligure
Secondo Sky TG24, a Novi Ligure, dove lavorano 550 persone, la produzione si fermerà il 15 novembre. Il sindaco Muliere ha incontrato i sindacati e ha espresso preoccupazione per le conseguenze economiche sul territorio e sull'indotto, sottolineando che la cassa integrazione non risolve il problema.
La posizione dei sindacati
Il segretario generale Fiom-Cgil ha ribadito che la chiusura dell'Ex Ilva è inaccettabile, aggiungendo che lo sciopero è necessario perché il governo non può restare fermo davanti a migliaia di lavoratori che rischiano il posto.
Secondo Il Sole 24 Ore, la decisione della Corte d'Appello di Milano del 27 luglio ha portato all'obbligo per Acciaierie d'Italia di chiudere gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre. La richiesta di sospensione dell'ordine di chiusura è stata notificata a AdI il 5 ottobre scorso.
Nel frattempo, Acciaierie d'Italia ha comunicato la sospensione delle attività produttive a Taranto a partire dal 9 ottobre, mantenendo gli impianti in modalità "hot stand-by" in attesa della decisione della Corte di Cassazione, con la possibilità di uno spegnimento definitivo dell'area a caldo entro il 25 ottobre.