La crisi dell’ex Ilva si sposta dal fronte dello sciopero a quello del confronto istituzionale. La nuova procedura di cassa integrazione straordinaria richiesta dai commissari di Acciaierie d’Italia è stata temporaneamente congelata in attesa del tavolo convocato a Palazzo Chigi il 27 ottobre. La decisione arriva al termine di una giornata di alta tensione a Genova, dove i lavoratori hanno occupato per diverse ore l’aeroporto Cristoforo Colombo.
A sbloccare la situazione è stato l’intervento del ministro del Lavoro, Marina Calderone, che ha disposto il rinvio del confronto ministeriale a dopo il vertice del 27 ottobre, mantenendo nel frattempo le condizioni della cassa integrazione previste dal decreto del 5 giugno. Una scelta che ha consentito di evitare l’applicazione immediata della nuova procedura e di riportare la trattativa sul piano politico e istituzionale.
La mobilitazione era iniziata il 12 ottobre, con uno sciopero di 24 ore e il presidio permanente davanti alla Prefettura di Genova. Il 14 ottobre i commissari straordinari avevano comunicato al Ministero del Lavoro la richiesta di cassa integrazione straordinaria per l’intero gruppo Acciaierie d’Italia. Secondo i sindacati, la procedura avrebbe coinvolto a Cornigliano circa 870 lavoratori sui circa 915 addetti complessivi, contro i 280 interessati attualmente dal programma già autorizzato.
La richiesta si inserisce in un quadro industriale già fortemente compromesso. A Cornigliano sono oggi operative solo due linee su cinque, mentre il Tna4 è fermo e l’altoforno di Taranto non alimenta più lo stabilimento genovese. Per i sindacati, l’estensione della cassa integrazione avrebbe ulteriormente ridotto le attività produttive e accentuato il rischio di una progressiva uscita dei lavoratori dall’azienda.
Il ministero ha spiegato che il rinvio del confronto e il mantenimento delle attuali condizioni consentiranno di affrontare la questione nell’ambito della riunione già fissata a Palazzo Chigi. Calderone aveva già avuto contatti con le organizzazioni sindacali e i commissari prima della pubblicazione della nota ministeriale.
Dopo la comunicazione, i manifestanti hanno lasciato lo scalo. “Questo ci va bene”, ha dichiarato Armando Palombo, componente della Rsu Fiom, commentando la decisione di confermare il regime attualmente in vigore.
La partita resta aperta. La richiesta di cassa integrazione non è stata ritirata, ma il confronto sulle misure da adottare è stato rinviato al vertice del 27 ottobre. Fino ad allora, resta in vigore il quadro definito dal decreto del 5 giugno, in attesa che il Governo e i commissari delineino il prossimo passaggio della gestione della crisi.
Il caso rappresenta uno dei primi test politici per Calderone nella gestione di una vertenza industriale di rilevanza nazionale. L’intervento del ministro ha consentito di sbloccare una situazione di forte tensione sul territorio, rinviando però la soluzione del problema al tavolo di Palazzo Chigi. Un passaggio che sarà osservato con attenzione anche per valutare come l’esperienza professionale della ministra nel settore del lavoro e degli ammortizzatori sociali si tradurrà nella gestione concreta di una delle crisi industriali più complesse del Paese.