Il fisco italiano intensifica i controlli sui conti correnti, mettendo sotto la lente d’ingrandimento versamenti di entità significativa e movimenti sospetti. Con le nuove regole in vigore dal 2026, ogni versamento sui conti correnti può diventare oggetto di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto quando le somme non trovano giustificazione nella dichiarazione dei redditi. L’Amministrazione finanziaria sfrutta l’Archivio dei rapporti finanziari per incrociare i dati dei contribuenti e individuare eventuali incongruenze tra entrate bancarie e reddito dichiarato.

I recenti sviluppi giurisprudenziali

La Corte di Giustizia Tributaria di Catania ha recentemente emesso una sentenza significativa, la n. 2977/2026 del 31 marzo 2026, che riguarda un socio accomandatario con versamenti per 86.763 euro a fronte di un reddito dichiarato di soli 647 euro. La Corte ha stabilito che l’analisi di tali dati può riguardare anche periodi d’imposta precedenti all’entrata in vigore della legge n. 160/2019 del 1° gennaio 2020.

Le tecnologie e i sistemi di controllo

L’Amministrazione finanziaria dispone di software avanzati che incrociano dati tra conti correnti, carte di credito e dichiarazioni dei redditi per identificare anomalie fiscali. Il sistema di analisi del rischio VeRA (Verifica Rapporti Finanziari) automatizza i controlli e invia segnalazioni alle banche per anomalie significative.

Controlli retroattivi e termini di accertamento

I controlli possono risalire fino a cinque anni per i conti correnti non in prescrizione. L’avviso di accertamento deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della dichiarazione dei redditi. In caso di omissione totale della dichiarazione, il termine si estende fino a sette anni.

Fattori che attivano i controlli

Tra le situazioni che attivano i controlli ci sono depositi frequenti di contante da parte di soggetti senza partita IVA, bonifici in entrata con causali vaghe e l’uso promiscuo del conto personale per risorse aziendali. L’errore più grave consiste nel far transitare incassi aziendali sui depositi privati. È consigliato operare con la massima trasparenza per evitare controlli.

Gestione dei contanti e versamenti sospetti

Ogni versamento non documentato è considerato “reddito in nero”. Nonostante non esistano limiti al prelievo di contante, è consigliato non superare i 5.000 euro al mese per evitare segnalazioni all’UIF (Ufficio Informazione Finanziaria).

Fonti