Luciano Garofano, all'epoca comandante del RIS di Parma, aveva richiesto per due volte di accompagnare i suoi uomini durante i sopralluoghi nella villa dei Poggi, a Garlasco, in qualità di ufficiale di polizia giudiziaria. Entrambe le richieste, presentate il 3 e l’8 settembre 2007, furono respinte dalla pm di Vigevano Rosa Muscio, titolare delle indagini, perché Garofano non era stato nominato consulente della procura e la difesa di Alberto Stasi si era opposta alla presenza di persone non autorizzate alla verifica. Lo riporta la Gazzetta di Parma.

Il 5 settembre Garofano si recò comunque davanti alla villetta di via Pascoli, ma rimase all'esterno. Il verbale redatto dal RIS indica che il comandante lasciò le pertinenze dell’abitazione alle 13.30, senza mai entrare. Tre giorni dopo, Garofano rinnovò la richiesta di partecipare “in qualità di comandante del Reparto e ufficiale di pg”. La pm confermò il diniego, specificando che la difesa dell'indagato aveva diritto di partecipare attraverso i propri legali e consulenti e che l'attività era riservata esclusivamente a loro.

Nel frattempo emergono incongruenze nelle analisi del DNA. Il 4 settembre 2007 il RIS preleva campioni biologici dalla salma di Chiara Poggi e li confronta con i reperti raccolti nella villetta, in particolare un cucchiaino trovato sul piano cottura della cucina. Su quel cucchiaino viene isolato un profilo genetico con 2,78 nanogrammi di DNA attribuito a Chiara, lo stesso ritrovato sui pedali della bicicletta di Stasi. Un’ipotesi avanzata è quella dello scambio di provette durante le analisi.

La difesa di Stasi, rappresentata dagli avvocati Giovanni ed Eleonora Lucido, chiede nuovi accertamenti su diversi reperti, tra cui il dispenser del sapone nel bagno della villetta, mai analizzato prima. Secondo la difesa, il RIS avrebbe commesso errori e omissioni determinanti durante le indagini del 2007. La linea è che il caso non sia stato riaperto contro Stasi, ma sul lavoro del RIS e sulle lacune emerse nella ricostruzione dell’omicidio.

I pm di Pavia hanno aperto nuove indagini su questi aspetti, mentre la difesa di Stasi sta preparando una nuova istanza di revisione della condanna a 16 anni.

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