Funzionari statunitensi hanno confermato che gli Stati Uniti hanno lanciato raid aerei limitati contro un obiettivo sull'isola iraniana di Qeshm, nel Golfo Persico, mercoledì sera, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e da altri media statunitensi e iraniani. L'attacco è stato descritto come "difensivo" e diretto contro "iraniani che utilizzano missili terra-aria contro mezzi statunitensi" nella zona.
L'attacco arriva a poche ore dalle ultime dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che lunedì aveva parlato di "progressi nei negoziati con Teheran", affermando che l'Iran vuole un accordo "il prima possibile" e che "potrebbe accadere!". Anche il vicepresidente JD Vance aveva espresso ottimismo sul raggiungimento di un'intesa negoziata. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che sono in corso colloqui indiretti con gli Stati Uniti tramite mediatori, in particolare Qatar e Pakistan.
Nonostante queste aperture, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l'Iran respinge l'approccio "paternalistico e dall'alto verso il basso" degli Stati Uniti, chiedendo relazioni basate sul rispetto reciproco e sull'uguaglianza. Parallelamente, le Guardie Rivoluzionarie iraniane (Pasdaran) hanno affermato di aver abbattuto due droni statunitensi nel Golfo Persico e di aver colpito tre petroliere con mine marine nello Stretto di Hormuz, in risposta a un attacco americano contro una nave portacontainer vicino a Bandar Abbas.
L'attacco avviene alla vigilia delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, un tema che rimane divisivo e che influisce sul consenso di Trump. Nel frattempo, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, che normalmente trasporta circa un quinto del petrolio mondiale, è quasi bloccato a causa del conflitto in corso.