La commissione militare dell'11 settembre, incaricata di giudicare i presunti responsabili degli attentati terroristici del 2001, ha subito un "collasso improbabile e prevedibile" nell'arco di sei settimane, secondo un'analisi pubblicata su Just Security da Benjamin R. Farley. L'autore sostiene che, in questo breve periodo, tre delle quattro confessioni dei presunti co-conspiratori sono state soppresse come prove a causa delle gravi violazioni dei diritti umani commesse durante la loro detenzione.
La commissione militare, che ha operato per 15 anni senza che gli accusati siano stati processati o condannati, ha visto il suo impianto probatorio crollare sotto il peso delle testimonianze ottenute attraverso torture e trattamenti degradanti. Farley evidenzia come il governo abbia investito risorse significative per preservare queste prove, nonostante fossero state ottenute con metodi contrari ai principi fondamentali del diritto.
Le decisioni del giudice militare presiedente, il Lt. Col. Michael Schrama, hanno segnato un punto di svolta nel procedimento. Il giudice ha stabilito che le confessioni di Mustafa al-Hawsawi, Walid bin Attash e Ammar al-Baluchi non erano ammissibili come prove, poiché erano state ottenute attraverso torture e trattamenti disumani. Queste decisioni seguono una precedente sentenza del giudice Col. Matthew McCall, che aveva già escluso la confessione di al-Baluchi nell'aprile 2025.
Farley critica duramente l'intero sistema della commissione militare, definendolo un fallimento fin dalla sua istituzione. Secondo l'autore, il sistema ha permesso ad alcune delle persone accusate di aver pianificato l'attacco più letale nella storia degli Stati Uniti di evitare un processo equo e una condanna appropriata. L'analisi sottolinea come le confessioni ottenute attraverso la tortura abbiano compromesso irrimediabilmente il procedimento giudiziario.
Nel suo ultimo ordine, il giudice Schrama ha stabilito che la confessione di Khalid Sheikh Mohammad (KSM), il presunto ideatore degli attentati dell'11 settembre, non sarà ammessa come prova al processo, previsto per il 5 giugno 2028. La decisione si basa sul fatto che la confessione è stata influenzata dalle torture e dai trattamenti degradanti subiti dal detenuto durante la sua prigionia.
Secondo Farley, la commissione militare dell'11 settembre rappresenta un esempio lampante di come la giustizia non possa essere raggiunta attraverso scorciatoie legali o violazioni dei diritti umani. L'autore sostiene che le decisioni dei giudici militari dimostrano che il governo si comporta meglio quando rispetta la legge e i principi fondamentali degli Stati Uniti, piuttosto che affidarsi a metodi coercitivi e illegali.
Le rivelazioni sulle torture praticate nell'ambito del programma della CIA autorizzato dall'amministrazione Bush hanno avuto un impatto significativo sulla legittimità del sistema di detenzione e giudizio dei sospettati di terrorismo. Gli Stati Uniti hanno ammesso che, tra il 2002 e il 2008, almeno 119 persone sono state rapite e detenute in carceri segrete, e almeno 39 di esse sono state torturate. Queste pratiche hanno sollevato gravi preoccupazioni legali e morali a livello internazionale.
La detenzione dei sospettati a Guantánamo è diventata un simbolo delle politiche post-11 settembre degli Stati Uniti. La struttura di detenzione, situata sull'isola di Cuba, è stata utilizzata per ospitare individui ritenuti estremamente pericolosi e sospettati di coinvolgimento in attività terroristiche. Tuttavia, nel corso degli anni, le condizioni di detenzione, i metodi di interrogatorio e la mancanza di un processo equo hanno sollevato critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani e di alcuni membri del Congresso.
Le spese per la detenzione degli immigrati a Guantánamo sono state oggetto di critiche da parte dei membri del Senato. I costi elevati e la mancanza di trasparenza nella gestione della struttura hanno contribuito a un crescente scetticismo nei confronti del sistema giudiziario militare creato dopo gli attentati dell'11 settembre.