Nel 1895, H.G. Wells pubblicò un romanzo, La macchina del tempo, in cui immaginava il futuro dell’umanità e la sua evoluzione. Il travet inglese che riesce a costruire una macchina del tempo si ritrova in un mondo dominato dagli Eloi, una popolazione che vive in superficie, dedita ai piaceri e al dolce far nulla. Ma questa società non era sola: nell’oscurità sotterranea vivevano i Morlock, una razza mostruosa, incaricata di produrre tutto ciò di cui gli Eloi avevano bisogno, nutrendosi delle loro carni quando risalivano in superficie.
Il romanzo è tornato alla memoria guardando le immagini delle manifestazioni e delle proteste in Italia, con il blocco delle autostrade e le “grida manzoniane del centrodestra” che definiscono pacifiche le manifestazioni. Ormai siamo arrivati a tirare un grande sospiro di sollievo quando le proteste non sfociano nella guerriglia urbana.
Per quanto riguarda la giurisprudenza, è inevitabile ricordare la dichiarazione della gip di Milano, Tiziana Landoni, che ha dichiarato che la predicazione della violenza rientra nei diritti di opinione. Questo “penpenalismo” ha portato a conseguenze nefaste per la vita civile e l’economia del Paese, come dimostrato dalla recente crisi di governo.
C’è un episodio politico che viene spesso ricordato: Helmut Kohl, davanti a una manifestazione di massa, rivolse un gesto di diniego e affermò: “Loro sono 500mila, io sono solo. Ma io ho ragione e loro torto”. Questo episodio non sembra essere stato compreso dai governi italiani, che spesso cedono alle rivendicazioni delle piazze.
Le rivendicazioni dei manifestanti sono comprensibili: meno armi, più salari, lotta al carovita. Tuttavia, la manovra di bilancio non sembra rispondere a queste esigenze, con una distribuzione di bonus e benefici senza una strategia precisa.
La riflessione finale riguarda le pensioni e il debito pubblico: i giovani di oggi saranno i Morlock di domani, costretti a lavorare per pagare le pensioni e il debito accumulato dalle generazioni precedenti. Per questo motivo, dovrebbero vigilare oggi, invece di difendere le loro catene.