La Defense Intelligence Agency (DIA), l'agenzia del Pentagono incaricata dell'intelligence militare, ha pubblicato un documento intitolato "Analyzing Will to Fight", che integra la valutazione delle capacità militari tradizionali con fattori più difficili da quantificare: leadership, coesione, cultura militare, sostegno degli alleati e percezione della posta in gioco.

Come riportato da formiche.net, il documento rappresenta una riflessione sulle recenti esperienze militari statunitensi, in particolare il rapido collasso delle forze afghane nel 2021 e la resistenza ucraina dopo l'invasione russa nel 2022. Entrambi i casi hanno mostrato che la forza militare convenzionale non è sempre sufficiente per prevedere l'esito di un conflitto.

La velocità con cui le forze governative afghane si sono disgregate ha sorpreso Washington, mentre la resistenza ucraina è stata superiore alle aspettative iniziali di parte dell'intelligence statunitense. Il documento della DIA è stato pubblicato in coincidenza con il quinto anniversario del ritiro americano dall'Afghanistan. Già nel novembre 2024, il generale Jeffrey Kruse aveva spiegato che la determinazione degli ucraini a combattere era stata molto maggiore di quella stimata.

Il nuovo approccio della DIA considera la volontà di combattere una componente fondamentale nell'analisi dell'efficacia complessiva di una forza armata. Il framework serve a stabilire se e in quale misura la volontà di combattere influisce sul comportamento di un attore militare, e può essere applicato lungo l'intero spettro, dalla pace al conflitto armato, sia per valutazioni attuali che per analisi previsionali.

Tra gli elementi osservati ci sono leadership, cultura militare, innovazione, capacità di assorbire le perdite e altri fattori immateriali che, secondo il documento, possono essere determinanti quanto le capacità materiali.

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