Secondo quanto riporta formiche.net le elezioni israeliane hanno prodotto un risultato ancora incerto, con lo scrutinio dei voti che si avvia verso il 97% e la fase decisiva delle cosiddette "doppie buste". Si tratta dei voti espressi in seggi diversi da quelli di appartenenza, che in un sistema elettorale proporzionale puro come quello israeliano possono risultare determinanti per la ripartizione finale dei seggi.

Il sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 3,25% per l'accesso alla Knesset (Parlamento israeliano) composta da 120 membri rende ogni voto decisivo. Se Yisrael Beytenu, il partito guidato da Avigdor Lieberman, storico avversario di Netanyahu, non dovesse superare questa soglia, i suoi potenziali seggi verrebbero redistribuiti. Circa 10 seggi finirebbero così per favorire il Likud di Netanyahu, rafforzando la sua posizione parlamentare.

Al contrario, se Lieberman dovesse superare la soglia, i seggi destinati al suo partito e quelli già conquistati dalle liste arabe unite si sommerebbero, creando una maggioranza che potrebbe consentire al leader dell'opposizione Gadi Eisenkot di formare un governo.

Attualmente il voto non ha ancora consegnato un vincitore chiaro. Netanyahu non è sconfitto ma ha subito una battuta d'arresto, con gli elettori che secondo i sondaggi esprimono una totale sfiducia nei suoi confronti. Eisenkot spera che i voti delle forze armate, tradizionalmente contrari al premier, possano confermare questo trend.

Un dato significativo riguarda i partiti arabi, che hanno conquistato 18 seggi. Questi partiti rappresentano i cittadini palestinesi di Israele, una minoranza che ha rivendicato il proprio ruolo politico. Mansour Abbas, leader della Lista Araba Unita, ha dichiarato che la loro presenza in parlamento dimostra che non sono più ai margini della politica israeliana.

"Siamo qui, non siamo ai margini. Il nostro dovere e la nostra responsabilità è trasformare questo blocco elettorale in una forza politica di rilievo", ha affermato Abbas.

La competizione elettorale è stata vista come una sorta di referendum sui quasi 17 anni di governo di Netanyahu, segnati da eventi drammatici come l'attacco di Hamas, le conseguenze su Gaza e le guerre in Libano e Iran. I risultati definitivi, compresi i voti per corrispondenza, sono attesi nei prossimi giorni.

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