C'è vita oltre la malattia. È questo il filo conduttore della mattinata che Novartis ha organizzato oggi a Milano, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci: un incontro per riflettere sul futuro della ricerca clinica in Italia e sul modo in cui l'innovazione può trasformarsi in opportunità concrete per i pazienti.
L'evento, intitolato "Innovazione che cambia la vita", ha anche celebrato i trent'anni dalla nascita di Novartis e i 250 anni di storia di innovazione scientifica che ne costituiscono le fondamenta. Al centro del confronto, i risultati dell'indagine "Valore, percezione e impatto della ricerca clinica in Italia" realizzata da AstraRicerche, che mostra un Paese consapevole del ruolo strategico della ricerca ma ancora poco informato sui suoi contenuti.
Secondo i dati presentati, il 78% degli italiani ritiene che innovazione e ricerca siano leve fondamentali per lo sviluppo del Paese, mentre l'84% le considera determinanti per il benessere della società. Nonostante questa consapevolezza, solo il 27,1% degli intervistati si dichiara molto o abbastanza informato sul tema.
Ad aprire i lavori è stato Federico Mambretti, Country President di Novartis Italia, che ha posto l'accento sul valore umano della ricerca scientifica. "La componente umana della scienza è quella che mi ha sempre maggiormente sorpreso", ha spiegato. "La ricerca scientifica non è una scienza esatta, è fatta di tentativi, di fallimenti, di successi che arrivano dopo anni di lavoro. È un percorso che richiede pazienza, determinazione e soprattutto una grande fiducia nelle persone".
Nel suo intervento, Mambretti ha ricordato come solo uno o due prodotti, tra i circa diecimila farmaci testati nei laboratori, riescano a completare il lungo percorso che li porta fino ai pazienti. "Le storie che abbiamo ascoltato oggi ci dimostrano che la scienza non è fatta solo di numeri o di molecole, ma soprattutto di persone", ha aggiunto, sottolineando come dietro ogni scoperta ci siano volti, famiglie e vite concrete.
Tra queste storie c'è quella della leucemia mieloide cronica, una patologia che fino a pochi anni fa rappresentava una condanna e che oggi, grazie all'innovazione terapeutica, può essere gestita consentendo ai pazienti di condurre una vita normale. A raccontarla è stato Felice Bombaci, coordinatore nazionale del Gruppo pazienti Lmc di Ail, che ha sottolineato come la ricerca medica non solo prolunghi l'esistenza, ma restituisca qualità e prospettive. "La ricerca medica ti abilita la vita", ha affermato.
Proprio la qualità della vita è stata al centro della riflessione di Mambretti. "Un anno in più di vita non ha sempre lo stesso valore", ha spiegato, evidenziando come la sfida della ricerca non sia soltanto allungare l'esistenza, ma renderla piena, autonoma e capace di futuro.
Un percorso che richiede investimenti consistenti e tempi lunghi. "Noi investiamo ogni anno circa dieci miliardi di euro nella ricerca", ha ricordato il presidente di Novartis Italia, "ma ci vogliono mediamente dieci anni perché questi investimenti si concretizzino in un risultato".
Il confronto ha anche evidenziato le difficoltà del sistema italiano nel passaggio tra scoperta scientifica e applicazione clinica. "L'Italia ha una grande capacità di ricerca traslazionale", ha osservato Andrea Lenzi, "ma fatica ancora a percorrere l'ultimo miglio, quello che porta il risultato della ricerca al paziente". Una sfida che riguarda non solo il mondo scientifico, ma l'intero sistema Paese.