La Corte penale internazionale (CPI) dell'Aia, nei Paesi Bassi, è diventata ufficiosamente una delle istituzioni più "sanzionate" al mondo, dopo che gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni il 6 ottobre 2026. Lo riferisce Il Post, che descrive le sanzioni come parte di una serie di attacchi iniziati durante la presidenza di Donald Trump. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l'obiettivo è "smantellare" la Corte.

Prima di queste sanzioni globali, gli Stati Uniti avevano già sanzionato singoli giudici della Corte, causando impatti significativi, come l'impossibilità per i giudici di utilizzare servizi come Google e Amazon. In seguito alle nuove sanzioni, ci sono dubbi sulla capacità della Corte di operare nei prossimi tre anni. La posizione degli Stati Uniti è stata descritta come alimentata da una corrente di pensiero che considera il paese "troppo eccezionale" per sottomettersi alla Corte, nonostante accordi che prevedono indagini su crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Gli Stati Uniti non hanno mai riconosciuto la giurisdizione della Corte e non ne fanno parte.

Le tappe del conflitto

Secondo la ricostruzione de Il Post, il rapporto tra gli Stati Uniti e la CPI è peggiorato nel 2020, quando Trump ha sanzionato l'allora procuratrice capo Fatou Bensouda per un'indagine su crimini di guerra in Afghanistan. Nel 2024, la CPI ha emesso un mandato d'arresto contro Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, per crimini di guerra. Questo ha portato a un ulteriore inasprimento delle relazioni. Il 6 febbraio 2025, Trump ha emanato il primo provvedimento contro la CPI, colpendo il procuratore Karim Khan. Nove giudici della Corte sono stati inseriti in una lista speciale del Tesoro statunitense, la lista degli Specially Designated Nationals (SDN). Le sanzioni impediscono loro di entrare negli Stati Uniti e di accedere a servizi finanziari e commerciali statunitensi.

La giudice canadese Kimberly Prost ha raccontato al quotidiano olandese De Volkskrant l'impatto delle sanzioni sulla sua vita quotidiana. Dopo l'inserimento nella lista SDN, ha detto, non poteva più utilizzare servizi come Google e Amazon Alexa. "Sono tornata a casa e Alexa non mi parlava più", ha dichiarato.

La reazione dell'Unione Europea

L'Unione Europea ha espresso "profondo rammarico" per le sanzioni statunitensi e ha esortato gli Stati Uniti a ritirarle. L'alta rappresentante dell'UE, Kaja Kallas, ha dichiarato che l'Unione è pronta ad adottare misure per garantire il funzionamento della Corte. Navi Pillay, presidente dell'Assemblea degli Stati Parte della CPI, ex alta commissaria delle Nazioni Unite e vincitrice del Premio Nobel per la Pace, ha definito le sanzioni "senza precedenti e inaccettabili".

L'UE potrebbe attivare lo statuto di blocco, uno strumento utilizzato per proteggere persone e imprese europee dagli effetti delle leggi statunitensi. Lo statuto impedisce l'applicazione delle norme straniere in Europa e consente di richiedere risarcimenti per i danni subiti.

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