Secondo ilpost.it, la nuova legge elettorale che è in discussione in terza lettura alla Camera potrebbe non essere costituzionale. Si chiama Stabilicum ed è la riforma voluta dal governo di Giorgia Meloni, presidente del Consiglio.

A sollevare i dubbi sono stati diversi esperti e parlamentari di opposizione. La decisione finale spetta alla Corte costituzionale, che potrà esprimersi solo dopo che la legge sarà diventata effettiva. Non è infatti previsto che un semplice cittadino possa rivolgersi direttamente alla Corte.

Comitati civici, attivisti e giuristi di centrosinistra stanno già raccogliendo dichiarazioni e documenti per presentare un ricorso a un tribunale, che potrebbe poi essere trasmesso alla Corte. Le tempistiche sono incerte, ma la Corte potrebbe esprimersi prima delle elezioni del 2027.

Le due principali questioni di costituzionalità riguardano l'obbligo di raccolta firme per i partiti più piccoli e una norma, già modificata al Senato, che avrebbe potuto portare alla dispersione del voto.

La legge prevede un premio di 70 deputati e 35 senatori alla coalizione che ottiene almeno il 42%. Inizialmente il premio sarebbe stato assegnato escludendo le liste che non raggiungono il 3%. Dopo le obiezioni del Quirinale, la norma è stata modificata.

La nuova norma riguarda i partiti non rappresentati in parlamento. Per presentarsi alle elezioni, devono raccogliere almeno 6.000 firme in ciascun collegio plurinominale, contro le 1.500 richieste in precedenza. Si tratta di una selezione particolarmente severa prima ancora dell'ammissione alla competizione.

In alcuni territori, come ricordato dal deputato PD Federico Fornaro, questo significa raccogliere oltre l'1% degli elettori, come in Molise e Basilicata. A livello nazionale, un nuovo partito dovrebbe raccogliere almeno 294.000 firme, una cifra superiore ai voti ottenuti nel 2022 da alcuni partiti oggi in parlamento che sarebbero esentati dalla raccolta firme.

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