La maggioranza di centrodestra ha superato lo scoglio del voto segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità della legge elettorale alla Camera, respingendole con 229 voti contrari contro 178 favorevoli, come riportato da Sky TG24, con sole sette assenze tra i 233 deputati della coalizione. Tre deputati erano in missione, tra cui la premier Giorgia Meloni e il ministro Gilberto Pichetto Fratin.

Il voto segreto era considerato un passaggio delicato per la tenuta della maggioranza, ma il centrodestra ha retto anche grazie al supporto di Futuro Nazionale, che ha votato contro le pregiudiziali in linea con l’alleanza di governo. Anche Azione, pur criticando duramente il testo, ha votato contro, distinguendosi dal resto delle opposizioni.

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha annunciato che il voto finale è previsto per l’8 ottobre. La settimana prossima il governo porrà la fiducia sugli articoli modificati al Senato: l’1, che interviene su preferenze e firme, e il 2, che riguarda le modifiche necessarie alla legge elettorale per la nuova revisione territoriale dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone, come previsto dall’articolo 3. Su quest’ultimo il governo non ha ancora deciso se porre la fiducia.

In Aula si è acceso lo scontro politico: Giovanni Donzelli (FdI) ha rivendicato il risultato come “una maggioranza solida e compatta”, dichiarando che “ha un valore politico enorme” soprattutto in vista del voto finale. Dall’opposizione, Gianni Cuperlo (PD) ha annunciato che, in caso di approvazione, la battaglia si sposterà fuori dal Parlamento, nel Paese e nelle piazze, definendo la legge un “capolavoro di ignavia e di cinismo”.

Le critiche delle opposizioni si concentrano sull’operato del governo e della maggioranza durante il voto segreto. Secondo quanto riportato da La Repubblica, i deputati del centrodestra sarebbero stati controllati uno a uno prima di entrare in Aula, con i capigruppo che avrebbero verificato la posizione di ciascun parlamentare. La premier Giorgia Meloni avrebbe avvertito che un passo falso in Aula avrebbe avuto conseguenze per il governo.

I voti di fiducia sono previsti intorno al 5 ottobre, mentre il voto finale arriverà l’8 ottobre. Resta da decidere se la fiducia verrà posta anche sull’articolo 3, che recepisce la revisione dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone.

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