È morto dopo 24 ore di agonia Agostino Conigliaro, 39 anni, lodigiano, fermato dai carabinieri nella notte tra sabato e domenica in via Vittime della Violenza, nel quartiere Albarola a Lodi. L’uomo era stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Lodi in arresto cardiocircolatorio dopo un intervento dei militari, che hanno tentato di contenerlo per evitare che si facesse male. Lo riporta Sky Tg24.

Secondo una prima ricostruzione, Conigliaro, che era sposato e padre di un figlio piccolo, avrebbe assunto stupefacenti. Alcuni residenti hanno chiamato il 112 segnalando che stava scavalcando un muro e arrampicandosi su un’impalcatura. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, lo hanno trovato sul tettuccio di un’auto mentre la colpiva a calci.

Durante il tentativo di fermarlo, il 39enne è andato in arresto cardiaco. I militari hanno praticato il massaggio cardiaco in attesa dell’arrivo della polizia di Stato e del 118. Alcuni agenti hanno utilizzato il defibrillatore presente a bordo della loro auto per prestare soccorso.

Conigliaro è stato poi trasferito al pronto soccorso e ricoverato in gravissime condizioni. Dopo 24 ore di agonia, il suo cuore si è fermato definitivamente lunedì mattina.

La Procura di Lodi ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disposto l’autopsia sul corpo dell’uomo. Gli inquirenti stanno raccogliendo le testimonianze dei carabinieri intervenuti, dei residenti che hanno assistito alla scena e delle telefonate al 112.

I carabinieri non risultano formalmente indagati. Come spiega Il Giorno, è stata applicata la nuova ipotesi del “fatto giustificabile” prevista dal cosiddetto “modello 45 bis” introdotto dal decreto sicurezza, che consente di valutare sin dall’inizio se il comportamento degli operatori delle forze dell’ordine possa rientrare in una causa di giustificazione.

Alcuni residenti hanno riferito di aver sentito l’uomo urlare “no”, “aiuto”, “basta”, mentre i carabinieri tentavano di contenerlo. Le testimonianze sono ora al vaglio degli investigatori per ricostruire con esattezza quanto accaduto.

Conigliaro era già noto alle forze dell’ordine e in passato aveva avuto problemi di dipendenze. Il quartiere Albarola, dove è avvenuto il fermo, è considerato uno dei punti più delicati della città per il degrado urbano.

L’episodio richiama inevitabilmente alla memoria il caso di Abderrahim Fakir, morto dopo un fermo di polizia a Bologna nel luglio dello stesso anno. Anche in quell’occasione, l’uomo era deceduto dopo un intervento delle forze dell’ordine seguito a un presunto stato di alterazione. Un caso che ha sollevato un ampio dibattito sul rapporto tra uso della forza, tutela dell’incolumità pubblica e responsabilità degli operatori.

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