Un magistrato della procura di Roma ha insultato la premier Giorgia Meloni sui social perché non ha firmato un Dpcm che prevedeva aumenti di stipendio per le toghe. Il post offensivo è apparso sulla bacheca Facebook del magistrato Alessandro Di Cicco, che però ha negato di averlo scritto, sostenendo di essere stato vittima di un attacco hacker.
“Mi hanno hackerato il profilo Facebook e sto andando al commissariato a denunciare”, ha detto Di Cicco all’Adnkronos. “Non immaginavo questo clamore, adesso sto andando a denunciare quanto successo al commissariato”.
Sulla vicenda è intervenuto il componente laico del Csm Enrico Aimi, che ha chiesto all’organo di autogoverno dei magistrati di verificare eventuali profili disciplinari. “Definire la Presidente del Consiglio ‘nana borgatara’ è un fatto che merita un’attenta valutazione”, ha dichiarato Aimi, aggiungendo che “il prestigio e la credibilità della magistratura si tutelano anche attraverso comportamenti pubblici improntati alla misura e al rispetto istituzionale, specie sui social”.
Il caso si inserisce nella polemica scoppiata dopo che Meloni ha rifiutato di firmare un decreto che avrebbe destinato quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati.
“In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”, ha spiegato la premier. “Non si tratta di valutare la legittimità delle rivendicazioni, ma di stabilire le priorità. E io credo che la priorità sia sostenere le fasce più deboli”.
La presa di posizione ha suscitato la reazione delle associazioni dei magistrati. Magistratura indipendente ha precisato che le somme richieste sono “dovute per legge” e non rappresentano un privilegio. Anche i magistrati onorari hanno aperto una procedura di raffreddamento e chiesto un confronto urgente con il Governo, lamentando il mancato riconoscimento di diritti economici e previdenziali.
Dietro lo scontro istituzionale si nasconde una partita economica complessa, che riguarda arretrati, pensioni e altre tutele: rivendicazioni che pesano sulle casse pubbliche e che il Governo, almeno per ora, ha deciso di non finanziare.
La premier ha ribadito la sua posizione: "Non firmo un decreto per dare ora un miliardo di euro ai magistrati, la mia priorità sono le fasce deboli".
Nel frattempo, il post insultante comparso sul profilo Facebook del magistrato Di Cicco ha aggiunto benzina sul fuoco, trasformando una tensione istituzionale in un caso politico che rischia di trascinarsi ancora a lungo.
Fonti
- Sky TG24: Magistrato attacca Meloni per non aver firmato il decreto con gli aumenti di stipendio
- Il Sole 24 ORE: Stipendi, i magistrati: «Somme dovute» - Gli onorari chiedono arretrati e pensioni
- HuffPost Italia: L'aumento di stipendio spetta anche a prof universitari e dirigenti. Perché lo reclamano solo i magistrati