Melonellum, Stabilicum, Meloncellum: la nuova legge elettorale non ha ancora un nome ufficiale, la prassi vuole che sia la stampa a coniare il nomignolo, ma ce ne sono già tre che si contendono il posto in classifica, come una canzone estiva. La riforma è stata approvata in via definitiva alla Camera dei deputati di Roma il 15 settembre 2026, con una maggioranza risicata, e ha subito suscitato polemiche e manifestazioni al di fuori di Palazzo Montecitorio, con la presenza di Riccardo Magi per la segreteria di +Europa, e di Enzo Maraio per la segreteria di Avanti PSI, oltre a molti altri. Il soprannome Melonellum è stato coniato per criticare la riforma, mentre lo Stabilicum è stato proposto dai suoi sostenitori per sottolineare l'obiettivo dichiarato di maggiore stabilità politica, anche se alcuni esperti hanno sollevato dubbi su quanto la legge effettivamente garantisca questa stabilità. Altri nomi sono stati utilizzati, come Meloncellum, anche se in modo secondario e soprattutto da chi si oppone alla legge.



Ma chi è che l’ha chiamata così? Il vice segretario di Forza Italia, Stefano Benigni, sostiene di essere stato il primo a coniare il termine Stabilicum, ammettendo che “è nato come una battuta” e che non lo considera “come una medaglia da appuntarsi al petto”. Questa tesi è confermata anche dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, che si è espresso in un'intervista a Il Foglio, ha ribadito che la legge si chiama Stabilicum, senza riserve. Da più di trent’anni, le leggi elettorali italiane vengono chiamate in latino maccheronico, con un suffisso in -um. La tradizione è iniziata nel 1993, quando il politologo Giovanni Sartori utilizzò per la prima volta il nome Mattarellum in un editoriale sul Corriere della Sera.



In quel periodo, il Parlamento stava discutendo una riforma che avrebbe introdotto un sistema elettorale misto tra proporzionale e maggioritario, in seguito ai referendum del 1991 e del 1993, che avevano spinto per un cambiamento. La riforma, conosciuta come Mattarellum, prende il nome dal suo relatore, Sergio Mattarella, all'epoca deputato della Democrazia Cristiana. Questo sistema sostituiva la legge elettorale proporzionale in vigore dal 1948 per la Camera dei deputati e dal 1948 al 1993 per il Senato della Repubblica, periodi in cui i criteri di elezione erano rimasti stabili, con una sola modifica nel 1953 per la cosiddetta legge truffa.

Il nome Mattarellum, coniato da Sartori in un articolo del 19 giugno 1993, ha dato il via alla tradizione di usare suffissi latini per identificare le leggi elettorali italiane.



Il vero protagonista è il tempo: perché in Italia le leggi elettorali invecchiano prima ancora di entrare in vigore, ma i loro nomi restano nella memoria collettiva per sempre.

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