«Arriverò fino in fondo». Giorgia Meloni ostenta sicurezza e respinge l’idea di un passo indietro, ma davanti al rischio di una bocciatura della Consulta sul premio di maggioranza al Senato si prepara anche al piano B: elezioni anticipate in primavera. Secondo quanto riportato da il Giornale, il governo guarda con preoccupazione alla sentenza della Corte Costituzionale attesa per il 12 febbraio, che potrebbe incidere sulla nuova legge elettorale.

In queste ore si è acceso il dibattito sulle possibili opzioni: votare a maggio o a novembre? Il ministro Pichetto ha spiegato che la decisione sarà valutata a febbraio, tenendo conto di fattori internazionali come la situazione negli Stati Uniti e l’andamento economico. Per il vicepresidente della Camera Rampelli, l’ipotesi di un election day sembrerebbe scongiurata, con una preferenza per il voto a scadenza naturale.

Ma dietro le quinte, tra i parlamentari di Fratelli d’Italia, si registra una certa apprensione. C’è chi teme che la Corte possa “smontare alcuni pezzi” della nuova legge, rendendo di fatto inutile il suo impianto. “Una virgola e salta tutto”, sarebbe il timore espresso da alcuni deputati di Fdi. Il ministro Nordio si è rifiutato di commentare le possibili incostituzionalità, mentre il capogruppo Bignami ha insinuato la presenza di “franchi tiratori” nella Consulta.

Sul fronte opposto, l’opposizione osserva con attenzione. Il leader del Movimento 5 Stelle Conte ha già annunciato che, in caso di bocciatura della legge, chiederà le dimissioni del governo. Anche nel Partito Democratico si spera in un intervento della Corte che possa bloccare l’indicazione del premier introdotta dalla nuova legge elettorale.

Le primarie del centrosinistra si avvicinano, previste per fine mese, mentre il governo si prepara a tutti gli scenari. Resta da vedere se la Consulta deciderà sulla raccolta delle firme o entrerà nel merito della legge, e se il meccanismo del capolista resisterà al vaglio costituzionale.

Tra i consiglieri di Schlein, si guarda con un misto di preoccupazione e speranza all’eventualità che la Corte blocchi la legge: “In effetti sarebbe fantastico”. Ma dall’altra parte, Giovanni Donzelli respinge le critiche: “Cavolate. L’indicazione del premier c’era anche la scorsa volta. La legge passerà”.

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