Le primarie del campo largo non sono la celebrazione di un trionfo. Non sono un appuntamento che arriva a valle di un percorso politico ordinato, dopo aver costruito un programma condiviso, definito una coalizione e consolidato una leadership. Al contrario, rappresentano il sintomo di una difficoltà strutturale: la mancanza di un leader riconosciuto e la presenza di due ambizioni politiche inconciliabili.
Da un lato, c'è Elly Schlein, segretaria del PD, che dovrebbe essere la candidata naturale della coalizione. Dall'altro, Giuseppe Conte, leader del M5S, che non ha alcuna intenzione di giocare un ruolo subordinato. Le primarie, dunque, non nascono da un'esigenza fisiologica, ma dalla necessità di risolvere una contraddizione politica che il campo largo non è riuscito a sciogliere.
Se Schlein vince, il M5S potrebbe diventare una pentola a pressione per l'alleanza. Se Conte vince, il PD rischia di implodere, perché perderebbe la sua ragion d'essere come primo partito del campo. Le primarie, quindi, non sono un segnale di forza, ma piuttosto la manifestazione di una debolezza.
Storicamente, le primarie hanno rappresentato un momento di democrazia, ma raramente hanno portato a divisioni significative. In questo caso, invece, sono viste come un mezzo per risolvere una contraddizione politica latente.
Come riportato da Il Giornale, Riccardo Magi di Più Europa ha dichiarato: "Perso troppo tempo su candidato e primarie. Per costruire un campo largo, che non sia solo un cartello elettorale, il tavolo politico che chiediamo da due anni diventa davvero imprescindibile. Non possiamo più rinviarlo". Questo evidenzia la necessità di un percorso politico adeguato prima delle primarie.
Secondo Libero, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana ha affermato: "Fino a quando non si risolverà, non entrerò più nel dibattito sulla leadership del campo progressista. Il problema è l'assenza di una leadership chiara e definita". Questo sottolinea la mancanza di una leadership forte nel campo progressista.
Come riportato da L'Identità, Goffredo Bettini, direttore di Rinascita, ha dichiarato: "Le primarie sono innaturali in uno schema prevalentemente proporzionale, dove non si è obbligati a correre uniti. Allora facciamole presto e bene". Questo evidenzia le critiche alla gestione delle primarie e alla mancanza di una leadership chiara.
In conclusione, il campo largo deve affrontare sfide significative, tra cui la mancanza di una leadership definita e la necessità di un programma politico condiviso. Le primarie potrebbero essere un passo verso una maggiore coesione, ma solo se gestite con una visione chiara e unitaria.