Le relazioni tra Italia ed Egitto non subiscono modifiche sostanziali dopo la condanna in primo grado di tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni nel 2016. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiarito che la sentenza della Corte d’Assise di Roma non rappresenta una condanna dell’intero apparato egiziano, sottolineando che si tratta di un pronunciamento nei confronti di tre persone e che il governo italiano continua a chiedere verità completa sul caso.

Come riportato da policymakermag.it, Tajani ha precisato: “Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone”. Successivamente ha ribadito: “Mi sono limitato a fotografare la sentenza. Proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo”.

La sentenza emessa il 28 settembre dalla Corte d’Assise di Roma ha inflitto dieci anni di reclusione a tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Regeni. Un quarto imputato è stato assolto, mentre è caduta l’accusa di omicidio. Il processo è stato celebrato in assenza degli imputati, mai consegnati alle autorità italiane da Il Cairo.

Sul piano diplomatico, Tajani ha confermato che la condanna non implica un cambiamento nelle relazioni bilaterali. Italia ed Egitto mantengono una forte interconnessione su vari fronti: energetico, sicurezza, migrazioni, e la mediazione nella complessa questione israelo-palestinese. Il ministro ha ricordato di aver effettuato sei visite in Egitto, rimarcando l’importanza di un dialogo continuo con il presidente al-Sisi e il ministro degli Esteri Badr Abdelatty, anche su temi come Gaza, Libia, Sudan, Mar Rosso, oltre agli investimenti.

Sul piano economico, i dati confermano la solidità dei rapporti commerciali. L’Italia è il primo partner commerciale europeo dell’Egitto e il secondo a livello globale dopo la Cina. Nel 2025 l’interscambio ha raggiunto 5,9 miliardi di euro, in crescita dell’11,7%, con un ulteriore aumento del 7,5% nei primi cinque mesi del 2026.

La condanna dei tre agenti, dunque, non modifica i rapporti diplomatici con Il Cairo, mentre resta aperto il nodo delle responsabilità sull’omicidio di Regeni, su cui permangono fratture tra la ricostruzione giudiziaria italiana e la posizione delle autorità egiziane.

Fonti