Una rivolta dei detenuti è scoppiata nella casa circondariale Don Bosco di Pisa. I disordini sarebbero iniziati dopo che i reclusi avrebbero scoperto microspie e dispositivi elettronici, tra cui cimici e microcamere, installati all'interno di alcune celle. Circa quaranta detenuti della terza sezione hanno protestato per ore, barricandosi per una notte intera e trasmettendo tutto in diretta live su TikTok attraverso un telefono cellulare, raggiungendo quasi 15.000 spettatori.
I detenuti hanno raccontato di essere stati fatti uscire dalle celle con la scusa di una prova di evacuazione e, una volta rientrati, avrebbero scoperto i dispositivi di sorveglianza nascosti. La notizia si è diffusa rapidamente tra i reparti, dando il via alla protesta. I reclusi chiedevano di parlare con il comandante della polizia penitenziaria e con la direttrice della struttura. Secondo quanto dichiarato in diretta, alcuni di loro avrebbero riferito di essere stati picchiati con i manganelli e di avere il diritto di non essere spiati e di poter parlare liberamente mentre sono in cella senza il timore di essere intercettati.
All'esterno del carcere si sono radunati familiari, parenti e amici dei detenuti, mentre all'interno la situazione sarebbe degenerata con scontri tra i reclusi e gli agenti penitenziari. Diverse ambulanze sono arrivate sul posto per prestare soccorso. I negoziatori della polizia penitenziaria sono arrivati da Roma per cercare di riportare la calma e gestire la situazione. Il carcere di Pisa è noto per essere sovraffollato, con oltre 300 reclusi a fronte di 185 posti disponibili e condizioni igienico-sanitarie critiche.
Secondo le informazioni riportate, la rivolta è scoppiata il 30 settembre 2026, intorno alle 19. L'appello di De Fazio a Gennarino De Fazio, Responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria, è arrivato in una nota all'AGI, in cui critica il sistema penitenziario e la gestione della situazione.