ANASTE, l’Associazione Nazionale delle Residenze Sanitarie Assistenziali, ha sottoscritto una pre-intesa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2026-2028 con sindacati minori, escludendo le principali sigle confederali del comparto sanitario e sociosanitario privato: FP CGIL, CISL FP e UIL FP. La decisione ha scatenato una dura reazione da parte delle tre organizzazioni sindacali maggiori, che in una nota congiunta hanno espresso forte contrarietà alla scelta dell’associazione datoriale.

Secondo quanto riportato dalle sigle, la pre-intesa è stata annunciata attraverso i social network, senza alcuna comunicazione preventiva ai sindacati rappresentativi del settore. Una modalità definita dalle segreterie nazionali "grave e inaccettabile", in quanto ritengono che il rinnovo del contratto collettivo, che coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori impegnati nell'assistenza agli anziani nelle RSA, debba avvenire attraverso un confronto trasparente e inclusivo.

Le organizzazioni sindacali denunciano inoltre il rischio di un nuovo caso di "dumping contrattuale", sostenendo che la scelta di ANASTE possa portare alla creazione di "lavoratori di serie B", con trattamenti economici e normativi inferiori rispetto agli standard dei contratti sottoscritti con le sigle maggiormente rappresentative del settore.

Gli aumenti in busta paga

Le tre sigle sottolineano che gli aumenti previsti dal nuovo contratto non saranno immediati e, soprattutto, non riguardano la retribuzione base. Secondo quanto riportato, l’incremento iniziale sarebbe di 40 euro al mese, mentre solo da gennaio 2028 si arriverebbe a 90 euro, riferiti al quarto livello, attualmente fissato a 1.562 euro lordi. Una cifra che, secondo i sindacati, non rispecchia l’impatto reale degli aumenti sulla busta paga complessiva.

Il decreto del governo Meloni sul “salario giusto”

Nel frattempo, il governo Meloni ha introdotto un decreto volto a contrastare i contratti collettivi al ribasso, che prevede che, in caso di ritardo nel rinnovo di almeno nove mesi, le aziende siano obbligate ad applicare il contratto collettivo nazionale più favorevole ai dipendenti. Tuttavia, le aziende del settore sociosanitario, come ANASTE, sono state escluse da questa misura, mantenendo la possibilità di negoziare con sindacati minori.

Le reazioni di CGIL, CISL e UIL

FP CGIL, CISL FP e UIL FP hanno ribadito il loro ruolo di rappresentanza della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, affermando di essere pronti a tutelare i diritti e le condizioni di chi opera nelle RSA. Le tre organizzazioni sindacali hanno sottolineato che "non possiamo accettare lavoratori di serie A e lavoratori di serie B" e hanno definito "grave e inaccettabile" la scelta di ANASTE di escludere il sindacato maggioritario.

Le segreterie nazionali hanno inoltre evidenziato che la qualità di un contratto non può essere valutata solo sulla base delle sigle firmatarie, ma soprattutto in funzione degli aumenti salariali effettivi e del miglioramento delle condizioni di lavoro per gli operatori del settore.

La risposta di ANASTE

In un intervento pubblicato sulla testata Welfare oggi, il presidente di ANASTE, Sebastiano Capurso, ha ribadito la correttezza della scelta, affermando che le sigle firmatarie rappresentano la maggioranza assoluta dei lavoratori interessati al contratto, pari al 51,40% complessivo. Capurso ha inoltre sottolineato che la valutazione della rappresentatività non si esaurisce in un solo dato formale, ma richiede la considerazione di una pluralità di indici.

Una storia che si ripete

ANASTE ha smesso di sottoscrivere contratti con CGIL, CISL e UIL dal 2017, continuando a firmare con sindacati minori. Le tre sigle confederali accusano l'associazione di pratiche di dumping contrattuale da quasi dieci anni, sostenendo che questo comportamento mina la qualità del lavoro e i diritti dei lavoratori del settore sociosanitario.

Fonti