Dalla Direzione del Pd arriva un messaggio politico diretto a Giuseppe Conte e agli alleati del campo largo. Elly Schlein mette al centro della discussione la costruzione dell’alternativa comune al centrodestra, ma rivendica con forza il peso elettorale del Partito Democratico.
“Il programma si scrive con l’alleanza, sapendo bene che in quella discussione bisogna essere inclusivi, ma anche che uno non è che vale uno”, afferma la segretaria. Non si tratta di una chiusura verso il Movimento 5 Stelle o gli altri possibili partner, ma di una rivendicazione dei rapporti di forza emersi dalle urne.
Schlein ricorda il consenso ottenuto dal Pd alle europee, alle regionali e alle comunali e sottolinea come il risultato non sia stato frutto di concessioni altrui: “A noi non ci ha regalato niente nessuno. Se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con fatica, sudore e impegno”.
Da qui la linea: inclusione sì, ma con il riconoscimento del peso politico conquistato sul campo. La segretaria ricorda anche il punto di partenza di gennaio 2023, quando il Pd era accreditato nei sondaggi intorno al 14%, per rivendicare il lavoro svolto nella ricostruzione del partito. “Generosi sì, ingenui no”, sintetizza.
Secondo Schlein, in altri Paesi europei sarebbe considerato naturale che il partito con più voti guidi la coalizione: “Non è egemonia, è democrazia”. La priorità resta però la costruzione di un programma comune: “Prima il programma, poi la guida, perché chi guida deve guidare l’intera alleanza e non soltanto il suo partito”.
Il messaggio agli alleati è chiaro: il Pd è disponibile a discutere, ma non intende mettere tra parentesi il proprio peso elettorale nel percorso verso la scelta della leadership. Sul piano più generale, Schlein sostiene che la coalizione progressista abbia oggi la forza per competere con il centrodestra.
“Noi siamo pronti, possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli”, afferma, indicando la necessità di una coalizione ampia e compatta. Il programma, secondo la segretaria, non dovrà essere scritto soltanto tra partiti, ma dovrà coinvolgere anche terzo settore, mondo produttivo, sindacati e società civile.
Il nodo più delicato resta quello del candidato premier. Schlein conferma la posizione secondo cui, in una logica parlamentare, dovrebbe essere il leader del partito più grande a guidare la coalizione. Se però gli alleati non riconoscessero questo principio, la segretaria si dice pronta alle primarie: “Se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico, noi siamo disponibili e pronti anche alle primarie e, se le faremo, le vinceremo insieme”.
Sul programma, Schlein individua lavoro, politica industriale, sanità, scuola, sicurezza e diritti come i temi centrali dell’offerta progressista. Sul capitolo politica estera riconosce che esistono “differenze e sensibilità”, ma ritiene possibile arrivare a una sintesi.
Nella relazione c’è spazio anche per l’attacco al governo Meloni. La segretaria critica l’esecutivo sulla legge elettorale, sulla situazione economica, sui salari, sulla pressione fiscale, sulla sanità, sulla povertà e sulla natalità, accusando la maggioranza di aver trasformato la stabilità in “immobilismo”.
Da qui la richiesta di tornare alle urne: “Prendete atto che avete fallito e andate a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia”. La linea uscita dalla Direzione è quindi netta: campo largo sì, disponibilità alla costruzione collegiale del programma e anche alle primarie, ma con un punto fermo che Schlein intende far pesare nella trattativa con Conte e gli altri alleati.
Il Pd considera i numeri elettorali decisivi nel processo che porterà alla scelta della leadership della coalizione. Il campo dovrà essere largo, ma non dovrà significare che tutti pesano allo stesso modo.