La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 35 della legge 833/1978, che istituisce il servizio sanitario nazionale, nella parte in cui non prevede che la persona sottoposta a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) sia assistita da un difensore durante la convalida e la proroga del provvedimento.
La decisione, emessa il 2 ottobre 2026 con la sentenza n. 157/2026, introduce un cambiamento significativo nel sistema del TSO. Da oggi, chi viene sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio dovrà essere assistito da un avvocato sia nella fase di convalida sia in quella di eventuale proroga del provvedimento, scrive Il Sole 24 Ore. La persona interessata potrà nominare un difensore di fiducia; in caso contrario, sarà assistita da un difensore d’ufficio designato dal giudice tutelare.
Come cambia il TSO
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è una misura prevista dalla legge per garantire cure a persone che, pur avendone bisogno, non sono in grado di prestare il consenso e presentano condizioni di malattia tali da richiedere un intervento urgente. La procedura coinvolge diverse figure: un medico formula una proposta motivata, un secondo medico dell’unità sanitaria locale la convalida, il sindaco emette il provvedimento e infine il giudice tutelare verifica la legittimità del trattamento entro 48 ore.
La sentenza della Corte Costituzionale introduce una figura ulteriore: l’avvocato. La persona sottoposta a TSO dovrà essere informata della possibilità di nominare un difensore di fiducia; se non lo farà, interverrà un difensore d’ufficio designato dal giudice tutelare.
Perché la difesa è necessaria
La Corte sottolinea che il TSO incide sulla libertà personale e, per questo, richiede garanzie di difesa effettive. Una difesa solo facoltativa rischierebbe di escludere proprio le persone più vulnerabili, quelle che non hanno la capacità di comprendere la situazione o di attivarsi autonomamente per nominare un avvocato.
Secondo il Centro di Tutela dei Diritti del Malato, la decisione rappresenta un passo importante per la tutela dei diritti delle persone sottoposte a trattamenti sanitari contro la propria volontà. “Quando una persona viene sottoposta a un trattamento sanitario contro la propria volontà, siamo davanti a una situazione di estrema vulnerabilità. La difesa è un diritto fondamentale, che deve essere garantito a tutti, anche a chi non è nelle condizioni di chiederlo”.
Il precedente: il diritto di essere ascoltati
La sentenza si inserisce in un percorso già tracciato dalla Corte Costituzionale. Con la sentenza n. 76/2025, la Corte aveva già riconosciuto il diritto del paziente di essere sentito personalmente dal giudice tutelare prima della convalida del TSO. Oggi questo diritto viene rafforzato: il paziente sarà ascoltato da un giudice imparziale e assistito da un difensore.
Il principio costituzionale
La Corte richiama l’articolo 24 della Costituzione, che tutela il diritto alla difesa come diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Un principio che, nel caso del TSO, assume un valore particolare: chi viene sottoposto a trattamento obbligatorio è spesso in una condizione di fragilità, e proprio per questo ha bisogno di maggiori garanzie.