Secondo l'analisi di Stefano Mele, Presidente della Commissione Sicurezza Cibernetica del Comitato Atlantico Italiano, nelle ultime settimane la guerra in Ucraina ha raggiunto una nuova fase in cui le infrastrutture tecnologiche diventano bersagli diretti delle operazioni militari. Dopo una serie di attacchi russi contro data center e reti di telecomunicazioni ucraine, il 13 ottobre 2026 colpi ucraini hanno colpito Sasovo, nella regione di Ryazan, sede di uno dei principali data center di Yandex, una delle maggiori imprese tecnologiche russe.

Il sito di Sasovo è stato colpito da almeno due esplosioni, provocando un incendio e la sospensione delle operazioni. Si tratta di una struttura di rilievo strategico: ospita decine di migliaia di server e due dei tre supercomputer di Yandex, utilizzati per lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale. Il giorno precedente era stato colpito il data center di Kaluga, danneggiato parzialmente, e due giorni dopo, l’11 ottobre, è stata la volta del sito di Vladimir, che ha subito danni tali da determinarne la chiusura completa.

Questi attacchi seguono una campagna russa condotta contro le infrastrutture digitali ucraine a partire dalla metà di settembre, in risposta all’intensificazione delle operazioni ucraine. Il ministero della Difesa russo aveva dichiarato che alcune delle infrastrutture colpite fornivano capacità di comunicazione e dati alle forze armate ucraine. Tra i soggetti colpiti figurano Kyivstar, Vodafone Ukraine, Datagroup, Cosmonova, Omega Telecom e Ukrtelecom. Il 27 settembre dieci data center a Kyiv e uno a Dnipro sono stati colpiti contemporaneamente, provocando danni ingenti e prolungati nel tempo.

In questo contesto, il presidente ucraino Zelensky aveva dichiarato che l’Ucraina avrebbe risposto in modo speculare agli attacchi russi. Gli eventi di ottobre mostrano come la potenza di calcolo e l’intelligenza artificiale siano ormai entrati a pieno titolo nella geografia cinetica della guerra moderna, con infrastrutture tecnologiche che diventano obiettivi diretti in un conflitto sempre più ibrido.

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