Nel contesto geopolitico attuale, la posizione di Donald Trump riguardo al conflitto in Ucraina e alle sue relazioni con la Russia e l'Ucraina è oggetto di analisi approfondita. In un'intervista rilasciata a formiche.net il 13 ottobre 2026, Giovanni Savino, docente presso l’Università Federico II di Napoli ed esperto di Russia, ha fornito un quadro dettagliato della situazione, evidenziando le implicazioni delle recenti mosse diplomatiche e commerciali degli Stati Uniti.

Secondo Savino, la tregua proclamata da Trump, che non è stata accettata né dalla Russia né dall’Ucraina, rappresenta un elemento di forte pressione su Kyiv. Questa pressione si manifesta non solo attraverso la richiesta di elezioni presidenziali in un momento di conflitto attivo, ma anche tramite accordi commerciali che bypassano la capitale ucraina.

Tra questi accordi, Savino sottolinea in particolare quello relativo al petrolio, con la previsione di 300-700 mila barili di diesel per un totale di 7 milioni di barili. Questo accordo, sebbene di rilievo economico, assume un valore politico ancora maggiore, poiché si configura come un tentativo diretto di intesa tra Trump e il Cremlino, escludendo di fatto Kyiv e Bruxelles dal processo decisionale.

La situazione sul campo, tuttavia, rimane invariata: i bombardamenti russi sulle infrastrutture ucraine continuano, e l’Ucraina prosegue a colpire obiettivi energetici russi, come l’area di Belgorod. La tregua annunciata da Trump, dunque, appare più come una dichiarazione politica che non una realtà operativa sul terreno.

Savino evidenzia anche come la diplomazia di Trump sia fortemente influenzata da fattori interni, come le imminenti elezioni di midterm e la guerra con l’Iran. In questo contesto, la tregua ucraina viene utilizzata come strumento di politica interna, piuttosto che come reale tentativo di pace.

In sintesi, l’analisi di Savino mette in luce come l’attuale politica statunitense nei confronti del conflitto ucraino sia caratterizzata da una serie di mosse simboliche e strategiche, che, pur avendo un impatto immediato limitato sul campo, delineano un quadro di forte pressione politica e commerciale su Kyiv.

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